L'Europa un anno dopo il golpe nazista in Ucraina
0) L'Europa giustifica i mezzi: neonazisti integrati nell'Esercito ucraino
1) Zyuganov ed il PCFR sulla situazione in Ucraina
2) L’Italia rafforza il proprio ruolo nel conflitto Nato-Russia (Antonio Mazzeo)
3) Questione russa e propaganda euro-atlantica (Federico La Mattina)
4) Le radici della guerra in Ucraina (Albano Nunes)
5) Il vostro futuro è una nuova Norimberga (Nico Macce)
Vedi anche:
Note sul Donbass e la resistenza antimperialista (dicembre 11th, 2014)
A due mesi dalla Caravona antifascista in Donbass: intervista a due militanti che vi hanno preso parte, sulla guerra in Ucraina, la resistenza della Repubbliche popolari, il ruolo delle potenze imperialiste...
http://www.noisaremotutto.org/2014/12/11/note-sul-donbass-e-la-resistenza-antimperialista/
Otto
mesi senza Vadim (3 Gennaio 2015)
La testimonianza di Fatima Papura, madre del giovane comunista vittima del rogo
della Casa dei Sindacati di Odessa...
Fonte: sito del Comitato per la Liberazione di Odessa,
Комитет
освобождения
Одессы / Source: http://www.2may.org
http://www.marx21.it/comunisti-oggi/in-europa/24938-otto-mesi-senza-vadim.html
Per la pace! (di Pedro Guerreiro, da www.avante.pt – 5 Gennaio 2015)
http://www.marx21.it/internazionale/pace-e-guerra/24942-per-la-pace.html
Vauro Senesi: “Nel Donbass è in atto una pulizia etnica pianificata da Kiev”
(di Marina Tantushyan, 23/1/2015)
http://italian.ruvr.ru/2015_01_23/Vauro-Senesi-Nel-Donbass-e-stata-svolta-una-pulizia-etnica-pianificata-da-Kiev-1030/
I comunisti ucraini e degli altri paesi contro il fascismo e la sua guerra nel Donbass (da www.kpu.ua - 5 Febbraio 2015)
Il Partito Comunista di Ucraina ha partecipato alla riunione del Gruppo di Lavoro per la preparazione del 17° Incontro dei Partiti Comunisti e Operai
Manifesto della solidarietà con la Resistenza antifascista in Donbass
Coordinamento antifascista veneto di solidarietà con la Resistenza nel Donbass, 14 Febbraio 2015
Vauro
Senesi: “L’ottimismo della volontà e il pessimismo della ragione" (14
febbraio 2015)
Dopo il suo recente viaggio nel Donbass, La Voce della Russia ha incontrato
Vauro Senesi per approfondire le eventuali prospettive di una
pacificazione nel conflitto ucraino, all’indomani del vertice di Minsk...
Il
j'accuse della Banda Bassotti “Noi torniamo in Donbass, dov'è la sinistra?” (di
Marco Santopadre, 20 Febbraio 2015)
Che concerto sarà di quello di sabato 21 febbraio a Roma? ... Quali sono
le differenze tra la seconda e la prima carovana?
=== 0 ===
http://comunicati.russia.it/neonazisti-parte-dell-esercito-ucraino.html
NEONAZISTI – PARTE DELL’ESERCITO UCRAINO
19 Feb 2015 – I neonazisti sono parte dell’esercito ucraino, questo ha affermato l'ambasciatore dell'Ucraina in Germania Andrej Mel’nik ad una diretta tv tedesca. Secondo lui senza di loro è impossibile respingere «l'aggressione russa».
Il
presentatore del programma televisivo ha mostrato a Mel’nik un paio di foto in
cui i combattenti del battaglione «Azov» stanno sullo sfondo di bandiere
con la svastica e tendono il braccio nel saluto nazista. L'ambasciatore in
risposta a queste foto ha detto che Kiev controlla completamente le
formazioni radicali.
«Queste formazioni combattono insieme al nostro esercito, alla guardia
Nazionale e ad altre unità e sono coordinate e controllate da Kiev» ha
affermato Andrej Mel’nik.
Mel’nik ha assicurato che queste unità non rappresentano alcun pericolo.
Tuttavia, quando il moderatore ha chiesto all'ambasciatore di giurare che
questi neo-nazisti non fanno nulla di sbagliato Mel’nik ha avuto risposte
evasive.
Fonte: http://tvzvezda.ru/news/vstrane_i_mire/content/201502191725-vm4o.htm
=== 1 ===
VEDI ANCHE: La Russia deve fermare l'offensiva del neonazismo nella Novorossija
dichiarazione del Partito Comunista della Federazione Russa (24 Gennaio 2015, da kprf.ru)
---
Zyuganov commenta gli avvenimenti dell'anno che è trascorso
9 Gennaio 2015
Intervista concessa a Lifenews.ru
Traduzione dal russo di Mauro Gemma
“Uno degli eventi principali dell'anno che è trascorso è rappresentato
dal volgersi della Russia verso sud e verso est. Lo ha fatto Vladimir Putin, e
noi in questo lo sosteniamo attivamente” (Ghennadij Zyuganov, leader del
Partito Comunista della Federazione Russa)
- Il colpo di Stato in Ucraina e la guerra che ne è seguita nel Donbass sono
stati gli eventi principali dell'anno passato. Pensa che sia possibile bloccare
questa crisi alle frontiere della Russia?
- Alla riuscita del colpo in Ucraina, per molta parte, hanno provveduto
quei professori che hanno riscritto manuali e programmi. Per costoro
Mazeppa (l'atamano cosacco che, all'inizio del XVIII secolo, si schierò
con gli svedesi contro la Russia, ndt) non è stato un traditore, ma un
grande eroe, e Bandera un difensore dell'indipendenza e della sovranità
dell'Ucraina. Un'idea più ingannevole e disgustosa è difficile da immaginare.
Il primo si è reso responsabile del tradimento degli interessi del popolo
ucraino, il secondo di una violenza selvaggia e terribile al servizio di
Hitler.
Questa onda ha rovesciato Yanukovic e ha portato al potere un'altra squadra.
Che rappresenta una combinazione di oligarchia, malversazione, ingiustizia e
cinismo. Di seguaci di Bandera e settari di ogni genere. A mio parere, si
tratta di una tragedia non solo per l'Ucraina, ma per molti aspetti anche per
la Russia.
Per quanto riguarda gli sviluppi futuri, sono sicuro che molto dovremo
aspettarci da Washington. Gli americani hanno un debito enorme di 18.000
miliardi di dollari. Devono scaricarlo sulle spalle di altri attraverso la
guerra, e a ciò si presta molto l'Ucraina. La guerra rende anche possibile
scavare un nuovo fossato tra i popoli slavi e, d'altro lato, cercare di andare
alla conquista del grande mercato europeo. Sono convinto che dobbiamo lavorare
più energicamente sia con i cittadini dell'Ucraina che con la popolazione
dell'Europa. I circoli imprenditoriali europei non sostengono tali sviluppi
della situazione. Ciò si è manifestato quando alcuni importanti politici
tedeschi hanno scritto una lunga lettera ad Angela Merkel. Secondo loro, la
Merkel ha ceduto alle pressioni di Obama. Anche alcuni leader dell'Europa
Occidentale hanno iniziato a pronunciarsi contro la spudorata interferenza
degli americani nei loro affari interni. Tutto ciò crea le premesse per un
grande alleanza contro i seguaci di Bandera, il nazismo e l'arbitrio americano.
Noi dobbiamo favorire al massimo grado la pacificazione nel sud-est
dell'Ucraina. Da tempo io avrei riconosciuto le repubbliche di Donetsk e
Lugansk, che esistono de-facto. Io aiuterei i volontari che difendono il
diritto di parlare nella propria lingua, la propria casa, la famiglia, i
villaggi e le città. Essi difendono i nostri interessi, esattamente come al
tempo della battaglia di Mosca o di Stalingrado nel corso della Grande Guerra
Patriottica.
- Quale futuro prevede per la Novorossya?
- Karkhov, il Donbass, Krivoi Rog, Zaporozhe, Kherson, Nikolaev, Odessa
sono Novorossya. E' una regione abitata prevalentemente da gente russa. Dal mio
villaggio natale nel Donbass erano emigrati cinquanta lavoratori agricoli. Lì
ci sono i nostri parenti, amici, conoscenti. Quella regione è abitata da ex
abitanti delle regioni di Kursk, Oriol, Belgorod, Voronezh, Lipetsk e Rostov. E
quando arrivano i seguaci di Bandera, che hanno preso il potere a Kiev, e
proibiscono alla gente di parlare la lingua russa natale, naturalmente è
normale la reazione: “Abbiamo il diritto di parlare la nostra lingua!”. Perché
ci dettate le vostre condizioni? Chi siete voi? Impostori che vi siete
impadroniti del potere con la violenza”. Persino in Europa e anche in America
si è parlato della federalizzazione dell'Ucraina. Petro Poroshenko deve trovare
un accordo con loro.
D'altra parte, là, dove è stato versato il sangue, le cose vanno per le lunghe
e tutto è estremamente complicato. Se a Kiev ci fosse un potere normale, ci si
siederebbe attorno a un tavolo e ci si metterebbe d'accordo sulla lingua, sulle
competenze, sullo status, sulle tasse e sulle relazioni economiche. Sul fatto
che non si devono demolire monumenti e distruggere la cultura e le tradizioni
russe. Essenziale sarebbe evitare persecuzioni e azioni di guerra. Credo, in
ogni caso, che si riuscirà a trovare una soluzione a questo problema, ma
occorre vigilare. Dietro a tutto ciò sta la CIA americana con suoi piani
geopolitici e le sue provocazioni.
- Sono sufficienti le misure di risposta della Russia alle sanzioni
dell'Occidente, e quanto tempo durerà il principio della sostituzione delle
importazioni? Esiste la possibilità di un ritorno all'esperienza sovietica,
quando il paese era riuscito a badare a sé stesso?
- Dobbiamo ricordare che negli ultimi 100 anni questo è il sesto giro delle
sanzioni. Tutte le volte precedenti siamo riusciti ad uscire dalla crisi più
consolidati, forti e avveduti. Tutti devono rendersi conto che, nella forma in
cui si è sviluppata per mille anni, la Russia non ha avuto bisogno di nessuno.
Recentemente l'ho sentito affermare anche per bocca di Putin e ho scritto un
intero libro sul tema “I fondamenti della geopolitica russa”.
Io insisto sul fatto che non solo siamo stati autosufficienti, che ci siamo
sviluppati con successo. A tal fine, la Russia dispone di tutto, e insieme ai
suoi alleati sul piano geopolitico ha colossali risorse.
Se si mette insieme il potenziale di Ucraina, Russia, Bielorussia e altri paesi
alleati, disponiamo di oltre la metà delle risorse del pianeta. Con i nostri
prodotti siamo in grado di alimentare non 300, ma 700-800 milioni di persone!
Ma per ottenere questo dovremmo attuare una politica di un certo tipo. Potremmo
entrare in relazione con qualsiasi centro di forza mondiale – con la Cina, gli
Stati Uniti, il mondo Arabo, l'Europa unita. Potremmo avere un enorme profitto,
beneficiando della nostra posizione.
Uno degli eventi principali dell'anno che è trascorso è rappresentato dal
volgersi della Russia verso sud e verso est. Lo ha fatto Vladimir Putin, e noi
in questo lo sosteniamo attivamente. Perché in Asia oggi ci sono i più
consistenti flussi finanziari ed energetici, abbiamo un enorme mercato e grandi
amici. Occorre ricordare che queste opportunità per la Russia si potenzieranno,
se all'interno del paese si metterà fine all'antisovietismo. In Cina il Partito
Comunista governa, e quest'anno la Cina ha superato gli Stati Uniti per alcuni
indicatori. Putin ha dichiarato che la storia non deve essere ideologizzata,
che occorre prendere il meglio di tutte le epoche, e che l'epoca sovietica è
stata straordinaria.
- Quest'anno il giorno della consultazione elettorale è stato un successo
per il PCFR. A Novosibirsk ha ottenuto la vittoria nelle elezioni per il
sindaco, mentre alla Duma di Mosca suo nipote è il più giovane deputato ad
essere stato eletto. Si può affermare che sarà il suo successore?
- Non esistono successori nel partito, il nostro è un collettivo. Il
partito è molto responsabile e serio. Sono soddisfatto per il fatto che mio
nipote sia riuscito a vincere le elezioni in uno dei quartieri più difficili.
Ma l'ho avvertito che il mio nome lo aiuterà solo nel caso sia in grado di
dimostrare conoscenza, rara diligenza, entrare in ogni casa e rispondere alle
domande dei suoi elettori. Gli auguro successo.
Per quanto riguarda il partito, è molto ringiovanito, risponde meglio alle
esigenze di oggi. Il paese in questa fase deve rendersi conto che ci troviamo
di fronte a grandi prove. Si potrà avere successo solo se riusciremo a unire le
generazioni, se apriremo la strada ai giovani talenti e se ci ricorderemo
dell'antico motto di Aleksandr Nevskij: “Dio non è nella forza, ma nella
verità”. La Russia senza la verità, la giustizia e l'amicizia dei popoli
semplicemente non può esistere.
---
Le repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk si battono per la libertà, la dignità, l'indipendenza
19 Febbraio 2015
da kprf.ru | Traduzione
dal russo di Mauro Gemma
Dalla conferenza stampa di Ghennady Zyuganov, presidente del Partito
Comunista della Federazione Russa (PCFR), 17 febbraio 2015
“Si sono svolte nuove trattative a Minsk. Apparentemente su tutto ci si
sarebbe accordati. E tuttavia, continuano i bombardamenti. Il che avrebbe
dovuto indurre la giunta a Kiev e i suoi protettori americani a dare l'ordine
ai soldati ucraini a Debaltsevo di consegnare immediatamente le armi e a
tornarsene a casa! E invece si continua a utilizzare soldati e ufficiali come
carne da cannone”, ha affermato emozionato il leader del PCFR.
“Il capo dello Stato e militare della Repubblica Popolare di Donetsk Aleksandr
Zakharchenko – è un vero comandante e dirigente. Egli ha suggerito ai
combattenti ucraini accerchiati a Debaltsevo: “Deponete le armi e andatevene
dove volete, a Occidente come a Oriente. Noi ci comporteremo con onore verso di
voi. Non vogliamo che vi trasformiate in carne da cannone. Ma né Poroshenko, né
i suoi scagnozzi, né i loro protettori americani trovano il coraggio di
trattare umanamente i soldati dell'esercito ucraino, come dovrebbero fare i
veri comandanti e dirigenti”, - ha fatto notare G.A. Zyuganov.
“Intendo fare una dichiarazione ufficiale a nome delle forze patriottiche e
popolari. Il popolo ucraino deve assolutamente convincersi che alla sua attuale
dirigenza non basta assolutamente un esercito normale. E neppure un servizio
militare dignitoso in nome della libertà, dell'indipendenza e dell'integrità
territoriale dell'Ucraina. La giunta di Kiev punta a un'altra provocazione per
scavare una nuova trincea in Europa. E in questa operazione sono pesantemente
coinvolti gli americani”, - ha sottolineato il leader comunista russo.
Zyuganov ha raccontato che il deputato del partito di opposizione “Die Linke”
al Bundestag tedesco, Wolfgang Gehrcke, si è incontrato a Mosca con la
leadership della Duma di Stato. “Ha parlato con Ivan Ivanovich Melnikov (vicepresidente
del PCFR). Il loro incontro è proseguito a Narishkin. In seguito, Gehrcke
ha chiesto di andare a Rostov sul Don. Quando là ha visto in che condizioni
versano i rifugiati, insieme ai suoi colleghi ha raccolto dei fondi per
acquistare tre vetture di medicinali”.
“Il deputato Gehrcke si è poi recato nel Donbass – ha proseguito il leader del
PCFR -. E' stato a Donetsk, dove si è incontrato con Zakharchenko. Si è trovato
sotto il fuoco e i bombardamenti. Si è personalmente convinto che le
repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk si battono per la loro libertà,
dignità e indipendenza. Sono sicuro che Gehrcke, un deputato onesto e
coraggioso, interverrà in modo appropriato nel Bundestag, raccontando ai
colleghi che cosa ha visto con i propri occhi. E in che modo oggi gli accordi
di Minsk sono rispettati dalla giunta di Kiev”.
“Allo stesso tempo – ha rilevato Zyuganov – in questo contesto sono state
imposte nuove sanzioni alla Russia e ai politici russi. Quale bisogno hanno i
rappresentanti dell'Unione Europea di continuare la politica delle sanzioni
contro il nostro paese? Allargandole a 151 persone. E chi inseriscono nel nuovo
elenco? I comandanti militari, a cui possono essere eventualmente presentati
reclami, dal momento che è loro dovere eseguire onorevolmente il proprio
compito. Ma quando in questo elenco compare un artista popolare, una dignitosa
persona come Joseph Kobzon (http://en.wikipedia.org/wiki/Joseph_Kobzon),
non ci troviamo di fronte solo ad una stranezza. Tutto ciò è sorprendentemente
cinico. Francamente disgustoso”, - ha aggiunto il leader del PCFR.
Io conosco da lungo tempo Joseph Davidovich. E' stato in tutti i punti caldi.
Ha visitato decine di volte l'Afghanistan, quando là eravamo in guerra. Ha
rischiato la sua testa, per proteggere bambini. Ha aiutato le persone dopo
l'attacco terroristico a Dubrovka. Nei giorni sanguinosi dell'ottobre 1993 ha
fatto di tutto per salvare coloro che erano rimasti nella Casa dei Soviet. E' coraggioso
e onesto, un uomo molto sincero”.
Kobson si è recato nella sua patria, il Donbass. Ha studiato a Kramatorsk,
Slavyansk, Donetsk. E' cittadino onorario di alcune di quelle città. Ciò
dovrebbe essere gradito a tutti. Perché svolge un ruolo straordinario come
rappresentante della pace, della democrazia e degli autentici diritti
dell'uomo”.
“Mi rivolgo alla leadership della Germania e dell'Unione Europea. Da vent'anni
intervengo al Consiglio di Europa. E vi ho invitato all'unità di azione in nome
della pace, del bene comune, della giustizia, contro il nazismo, il fascismo,
l'eredità di Bandera. Ho sostenuto l'idea di un'Europa da Dublino a
Vladivostok”.
“Ma voi che cosa fate? - continua Zyuganov – Punite un uomo che gode di
indiscussa autorità nel nostro paese. Recentemente con Kobzon abbiamo
organizzato il movimento “I bambini della Russia per i bambini del Donbass”.
Abbiamo organizzato con lui un concerto per i bambini della Novorossija.
Insieme a lui centoventi bambini che vivono in condizioni disagiate. Avreste
dovuto vedere che esibizione! I bambini applaudivano, piangevano e lo
accompagnavano nella musica, abbracciandolo”.
“Perché non volete ascoltare, presunti democratici e cinici, la voce della
gente comune? Almeno la voce di quei bambini che Joseph Davidovich vuole
salvare nel Donbass”, - ha affermato il leader dei comunisti russi.
“Per quanto riguarda le sanzioni imposte a Valery Rashkin, nostro compagno di
partito (uno dei massimi dirigenti del PCFR, ndt), assicuro che le
sopporterà senza problemi. Considero le sanzioni che hanno colpito Rashkin una
sorta di onorificenza per la sua inflessibile posizione, onesta e di
principio”.
(…)
VIDEO: https://www.youtube.com/watch?v=1yx-vi2_hDc
=== 2 ===
http://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/noguerra/NotizieCommenti_1423504650.htm
L’Italia rafforza il proprio ruolo nel conflitto Nato-Russia
di Antonio Mazzeo
“C’è stata la richiesta da parte della Nato di prolungare per altri quattro mesi la missione dell’Aeronautica italiana in Lituania e noi abbiamo dato la nostra disponibilità”. L’annuncio della ministra Roberta Pinotti è giunto al termine del vertice dei Ministri della Difesa della Nato, tenutosi a Bruxelles il 5 e 6 febbraio scorso. L’Italia continuerà dunque ad essere in prima linea perlomeno sino ad agosto nelle operazioni aeree anti-Russia con quattro caccia multiruolo Eurofighter “Typhoon”, nell’ambito della Baltic Air Patrol (BAP), la missione Nato di pattugliamento e sorveglianza dello spazio aereo delle Repubbliche baltiche. “Era prevista una rotazione con un altro paese che doveva sostituirci, ma la Lituania si sente rassicurata dalla continuazione della nostra presenza”, ha spiegato Pinotti.
La missione dei caccia italiani nel Baltico ha preso il via il 1° gennaio dall’aeroporto militare di Šiauliai, in Lituania. I caccia, gli equipaggi e il personale provengono dal 4° Stormo dell’Aeronautica di Grosseto, dal 36° Stormo di Gioia del Colle (Bari) e dal 37° Stormo di Trapani-Birgi. Le forze armate italiane hanno assunto il comando della BAP a cui sono assegnati anche quattro caccia Mig-29 delle forme armate polacche schierati a Šiauliai, quattro Eurofigheter spagnoli di base nell’aeroporto di Amari (Estonia), quattro cacciabombardieri belgi F-16 a Malbork (Polonia).
L’Eurofigter “Typhoon” in dotazione all’Aeronautica italiana è un caccia di ultima generazione con ruolo primario di “superiorità aerea” e intercettore. Con una lunghezza di 16 metri e un’apertura alare di 11, il guerriero europeo può raggiungere la velocità massima di 2 mach (2.456 Km/h) e un’autonomia di volo di 3.700 km. Il velivolo è armato di cannoni Mauser da 27 mm; bombe a caduta libera Paveway e Mk 82, 83 e 84 da 500 a 2.000 libbre e a guida GPS JDAM; missili aria-aria, aria-superficie e antinave a guida radar e infrarossa; missili da crociera MBDA “Storm Shadow”, con oltre 500 chilometri di raggio d’azione.
La Nato opera nei cieli delle Repubbliche baltiche dall’aprile 2004 sulla base di un accordo firmato con i governi di Estonia, Lettonia e Lituania. Nel 2010 Bruxelles aveva deciso di prorogare le missioni aeree sino alla fine del 2014, ma le Repubbliche baltiche hanno ottenuto un’ulteriore estensione della BAP sino al dicembre 2018. Originariamente l’Alleanza assegnava alla “vigilanza” del Baltico quattro caccia, forniti a rotazione dai Paesi membri; successivamente il contingente è stato prima triplicato e poi quadruplicato nel 2014 con lo scoppio del conflitto in Ucraina. Secondo il sito specializzato Analisi Difesa, ad oggi i caccia italiani hanno intercettato nei cieli dell’Est Europa due velivoli russi “sospetti”: il 30 gennaio un aereo cisterna e il 2 febbraio un cargo Ilyushin 76 Candid.
Al recente vertice dei ministri della Nato è stato approvato all’unanimità il piano che modifica le azioni d’intervento ai confini meridionali e orientali dell’Alleanza. Innanzitutto è stato deciso di triplicare il numero dei militari assegnati alla Response Force (NRF), la Forza congiunta di Rapido Intervento che così potrà contare sino a 30.000 unità. Sei i paesi che guideranno a rotazione la NRF: Germania, Italia, Francia, Gran Bretagna, Polonia e Spagna. Il prossimo mese di giugno il Comando di Bruxelles definirà i dettagli logistici per i rafforzamento della task force, mentre la piena operatività sarà raggiunta solo dopo il vertice Nato di Varsavia previsto nel giugno 2016. Punta di lancia della NRF sarà la Very High Readiness Joint Task Force (VJTF) che opererà principalmente in funzione anti-russa. “A Bruxelles abbiamo deciso di attivare questa forza di pronto intervento con la brigata di terra Spearhead di 5.000 militari circa”, ha annunciato il Segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg. “La Spearhead Force sarà supportata da forze aeree e navali speciali e, in caso di crisi maggiori, da due altre brigate con capacità di dispiegamento rapido”. La nuova brigata Spearheadpotrà contare su sei centri di comando “immediatamente operativi” in Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia e Romania. “Se esplode una crisi, questi centri assicureranno che le forze nazionali e Nato, ovunque si trovino, possano agire subito”, ha spiegato Stoltenberg. “Essi renderanno ancora più rapidi i dispiegamenti, supporteranno la difesa collettiva e aiuteranno a coordinare l’addestramento e le esercitazioni”.
“L’Italia assicura il proprio supporto al processo di implementazione del RAP Readiness Action Plan (RAP), il piano di risposta operativa della Nato, nella certezza che garantirà all’Alleanza un insieme di strumenti idonei a rafforzare la cornice di sicurezza globale, soprattutto in risposta alle minacce derivanti dalla crisi tra Russia e Ucraina ed a quelle provenienti dall’area mediorientale e del Nord Africa”, ha dichiarato la ministra Roberta Pinotti. “Riguardo l’implementazione del RAP, all’Italia è stato chiesto di ricoprire il ruolo di Framework Nation per la costituzione della VJTF, la forza congiunta di pronto intervento basata sulla brigata Spearhead”.
Lunedì 09 Febbraio,2015
=== 3 ===
Questione russa e propaganda euro-atlantica
10 Febbraio 2015
di Federico
La Mattina per Marx21.it
Dallo scoppio della crisi ucraina i media occidentali hanno portato avanti una
martellante campagna di disinformazione volta a presentare la Federazione Russa
come responsabile della guerra civile ucraina e sulla base di questo hanno
avallato le scellerate scelte europee in materia di sanzioni contro la Russia.
Il voto al Parlamento Europeo del 15 gennaio, che ha visto uniti popolari e
socialisti, ha confermato la politica aggressiva dell’Unione Europea,
minacciando direttamente la pace in Europa. Le recenti dichiarazioni della NATO
e le allusioni di qualche leader europeo dovrebbero mettere in allarme chiunque
abbia a cuore le ragioni della pace.
L’Unione Europea ha svolto fin dall’inizio un ruolo di prim’ordine nella
realizzazione del golpe di febbraio contro il governo Yanukovich e ha avallato
le politiche imperialiste nordamericane miranti a pressare e contenere la
Russia tramite l’avanzata della NATO. In Italia il dibattito sui rapporti
euro-russi è quasi inesistente; chi sostiene la necessità di instaurare normali
rapporti politici, economici e di scambio culturale con la Russia viene
solitamente bollato, con un certo sprezzo, come “filorusso” o, addirittura,
come “ostile all’Europa”. E’ evidente che nell’immaginario comune (riflesso
delle idee propagandate dagli organi di informazione legati a diversi livelli
ai gruppi dominanti) non esiste Europa al di fuori della cornice
euro-atlantica.
Manlio Dinucci ha fatto notare come la strategia statunitense in Ucraina abbia
un duplice scopo: da un lato consegnare l’Ucraina nelle mani del FMI e
annetterla alla NATO per ridimensionare la Russia e la sua politica estera;
dall’altro, scrive Dinucci, «sfruttare la crisi ucraina, che Washington ha
contribuito a provocare, per rafforzare l’influenza statunitense sugli alleati
europei, alimentando in Europa uno stato di tensione che permetta agli Usa di
mantenere tramite la Nato la loro leadership sugli alleati, considerati in base
a una differente scala di valori: con il governo tedesco Washington tratta per
le spartizione di aree di influenza, con quello italiano (“tra i nostri amici
più cari al mondo”) si limita a pacche sulle spalle sapendo di potere ottenere
ciò che vuole». [1]
Le dichiarazioni del nuovo primo ministro greco, Alexis Tsipras, indirizzate
verso una politica europea di distensione nei confronti della Russia hanno
provocato reazioni simili (e prevedibili) nella variegata stampa italiana. Qualcuno
ha fatto riferimento addirittura al «rischio di una Grecia putiniana»
lanciandosi in improbabili paragoni con l’Atene periclea (o meglio con le
parole che Tucidide attribuì a Pericle): «[…]Perché qui quelli del nuovo
governo Tsipras li stiamo immaginando come moderne versioni di Pericle, capaci
di insegnare la democrazia all'Europa e al mondo» [2]. Già Luciano Canfora, in
quel bellissimo libro che è “La democrazia, storia di un’ideologia”, ha
destrutturato i rimandi inappropriati (inseriti all’interno della bozza del
preambolo della Costituzione europea diffusa nel 2003) al logos epitaphios del
Pericle tucidideo [3]. Tsipras, secondo l’autore dell’articolo a cui si è fatto
riferimento, poteva quindi essere un “moderno Pericle” ma le simpatie verso la Russia
lo hanno distanziato dal suo ‘antenato’ (la Russia, viene da chiedersi col
sorriso tra le labbra, corrisponderebbe quindi alla Sparta oligarchica del V
sec. a.C. ?). Perché no, magari qualcun altro troverà da qualche parte a
Oriente anche i corrispondenti dei barbaroi dell’impero achemenide.
Un altro articolo, pubblicato su un noto quotidiano nazionale, presenta una
cartina che mostra l'evidente accerchiamento della Russia da parte della NATO,
nondimeno il titolo dell’articolo è “Così la Nato prova a contenere
l’espansionismo militare russo” [4]. Gli esempi rinvenibili nella stampa
italiana sono innumerevoli e non si esauriscono certamente qua.
La propaganda antirussa mira a presentare la Russia come un paese costantemente
in espansione e aggressivo, in particolar modo facendo riferimento alla
questione ucraina. Poco importa che sia il governo di Kiev a bombardare i
civili, a sguinzagliare battaglioni di neonazisti nel Donbass e a esercitare
repressione politica di cui i comunisti ucraini sono tra le vittime principali.
Il Partito Comunista Ucraino è infatti uno dei principali partiti che si è
opposto con forza al golpe dello scorso inverno. E’ evidente che la Russia del
XXI secolo non è più il paese domo in condizione semi-coloniale quale fu la Russia
della parentesi eltsiniana quando venne investita da un’ondata di
privatizzazioni selvagge, un gruppo di oligarchi prese in mano le ricchezze del
paese, si formarono immense ricchezze private e circa il 40% della popolazione
scese sotto la soglia di povertà. Solo più tardi, scrive Losurdo, «la Russia
riusciva a stabilire il controllo sul suo immenso patrimonio energetico, e ciò
in seguito all’avvento di forze e personalità politiche odiate a Washington e a
Bruxelles» [5]. Appare chiaro che la Russia del XXI secolo – che pretende le
venga riconosciuto lo status di potenza multilaterale eurasiatica – non va bene
alla potenza egemone (declinante) statunitense. Non è certamente un caso che
Obama lo scorso 25 marzo abbia definito provocatoriamente la Russia una
«potenza regionale» e «isolata», sapendo di non dire il vero a meno che non si
consideri il G7 (più qualche Stato subordinato) coincidente con la “comunità
internazionale”.
Basta dare un’occhiata ad una qualsiasi cartina che mostri l’avanzata della
NATO dall’inizio degli anni novanta ad oggi per rendersi conto che chiunque
parli di minaccia all’Europa da parte russa stia fantasticando. E’ utile fare
un breve riepilogo: nel 1999 aderirono Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia; nel
2004 sette nuovi Stati: Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania,
Slovacchia e Slovenia. Nel 2009 vennero integrate Albania e Croazia. La Russia,
ancora debole, non si è opposta ai primi allargamenti. L’espansionismo
aggressivo della NATO, lo schieramento del sistema antimissile BMD (formalmente
contro l’Iran, in realtà in ottica antirussa) e le cosiddette ‘rivoluzioni
colorate’ hanno messo la Russia in allarme; oggi assistiamo al tentativo
atlantico di integrazione di Ucraina e Moldavia. Il progressivo avanzamento
della NATO ad Est viene percepito come una chiara minaccia nei confronti della
Russia che il 26 dicembre 2014 ha annunciato un significativo cambiamento di
strategia e priorità: la NATO viene infatti considerata la minaccia primaria
alla sicurezza nazionale.
Ha scritto Domenico Losurdo nel suo ultimo saggio “La sinistra assente”, a
proposito della reazione russa dopo il golpe di Kiev:
Era una reazione stimolata dalla rivolta delle regioni russofone
dell’Ucraina, indignate per il regime change e allarmate per il ruolo svolto da
forze violentemente russofobe e fascistoidi, ed era comunque una reazione di
difesa contro un’espansione della NATO in Europa orientale che, accompagnata
com’è dall’avanzata dello scudo spaziale, mira a far pesare su Mosca il terrore
del primo colpo nucleare. [6]
Il crollo dell’URSS e il processo di ‘colonizzazione’ della Russia negli anni
novanta ha dato inizio ad un quindicennio di unipolarismo statunitense che
negli ultimi anni è stato messo in crisi dalla crescita economica e militare
della Cina, dal ruolo di potenza ritrovata della Russia e in generale
dall’ascesa dei BRICS; si sta quindi configurando un assetto globale
post-occidentale. Gli Stati Uniti, pur essendo una potenza ‘a debito’,
mantengono il predominio militare a livello globale e hanno una visione del
mondo unipolare (Obama, in occasione del discorso di fronte ai cadetti di West
Point dello scorso anno, non ha rinunciato a fare riferimento
all’“eccezionalismo” americano).
Giovanni Arrighi (studioso dei processi di transizione egemonica) ha fatto
notare come l’espansione finanziaria della fine del ventesimo secolo sia stata
caratterizzata da un’anomalia. Di fronte a un processo di “ricentralizzazione”
dell’economia globale in Asia Orientale (e in particolar modo in Cina) siamo di
fronte ad una biforcazione senza precedenti tra potere finanziario e militare
che può portare a diversi scenari futuri, in base alla reazione della potenza
egemone declinante nordamericana.
E’ utile fare riferimento alle previsioni espresse da un politologo organico
all’impero come Brzezinski, nella celebre opera del 1997,“La Grande
Scacchiera”. Brzezinski ribadisce più volte il ruolo centrale dell’Ucraina (e
gli interessi statunitensi di svincolarla dalla Russia) e scrive:
La ferma volontà dell’Ucraina di difendere la propria indipendenza è stata
incoraggiata dall’esterno. Sebbene inizialmente l’Occidente, e in special modo
gli Stati Uniti, avessero tardato a riconoscere l’importanza geopolitica di uno
Stato ucraino autonomo, verso la metà degli anni novanta l’America e la
Germania divennero strenui sostenitori del separatismo di Kiev. Nel luglio del
1996, il segretario della Difesa americano dichiarava: «Non possiamo
sottovalutare l’importanza di un’Ucraina indipendente per la sicurezza e la
stabilità di tutta l’Europa», mentre in settembre il cancelliere tedesco Kohl,
nonostante il forte sostegno espresso per Eltsin, si spingeva ancora oltre
dichiarando che «il saldo ancoraggio dell’Ucraina all’Europa non può essere
messo in discussione da nessuno […] [7]
Brzezinski presenta alcuni possibili scenari futuri per la Russia: scarta la
possibilità di una convergenza russo-tedesca o russo-francese finalizzata allo
scardinamento dei legami transatlantici con gli Stati Uniti. Il celebre
politologo statunitense considera però remota anche una “coalizione
antiegemonica” composta da Russia, Cina e Iran. Scrive Brzezinski:
Il necessario punto di partenza di qualsiasi controalleanza di questo tipo
sarebbe stato il rilancio del rapporto bilaterale tra Cina e Russia, fondato
sulla reazione della classe dirigente di entrambi i paesi alla prospettiva che
l’America potesse diventare l’unica superpotenza mondiale. […] Ma una soluzione
fra Russia, Cina e Iran può svilupparsi solo se gli Stati Uniti sono abbastanza
miopi da entrare in urto con Pechino e Teheran simultaneamente: un’eventualità
che non può ovviamente essere esclusa, come s’è visto nel 1995-1996, quando
Washington arrivò ai ferri corti con entrambe queste capitali. Né l’Iran né la
Cina, tuttavia, vollero arrischiare un’alleanza strategica con una Russia
debole e instabile, ben sapendo che una simile coalizione, spinta oltre una
qualche intesa tattica occasionale, avrebbe messo a repentaglio il loro
rapporto con i Paesi più industrializzati, gli unici in grado di far affluire
investimenti e trasferire le tecnologie più avanzate necessarie al loro
sviluppo. La Russia, per contro, aveva ben poco da offrire a sostegno di
un’efficace coalizione antiamericana. [8]
Continua poco dopo a proposito delle scelte geostrategiche che la Russia
“avrebbe dovuto” attuare in futuro:
Nessuna ipotesi di controalleanza, pertanto, rappresenta una valida
alternativa. […] L’unica vera opzione geostrategica per la Russia – che
potrebbe darle – realisticamente, un ruolo internazionale, permettendole di
massimizzare le sue probabilità di trasformazione e di modernizzazione sociale
– è l’Europa. E non un’Europa qualunque, bensì quella transatlantica
rappresentata dall’allargamento dell’UE e della NATO. Un’Europa siffatta (come
abbiamo visto nel capitolo 3) sta prendendo forma, ed è anche probabile che
rimanga strettamente legata all’America. Questa è l’Europa con la quale la
Russia dovrà entrare in rapporto, se vorrà evitare un pericoloso isolamento
geopolitico. […] Anche se un’alleanza strategica russo-cinese e russo-iraniana
a lungo termine è improbabile, è ovviamente importante che l’America eviti
politiche che possano distrarre la Russia dal compiere questa necessaria scelta
geopolitica. [9]
Se da un lato le previsioni in merito ai rapporti euro-atlantici di Brzezinski
sono oggi pienamente confermate, dall’altro, come fa notare il politologo
marxista Atilio Boron [10], i recenti accordi di tipo economico, politico e
militare siglati da Russia e Cina si muovono proprio in quella direzione
considerata remota da Brzezinski. La nascita dell’Unione doganale eurasiatica
ha inoltre rappresentato un primo passo verso l’integrazione regionale
eurasiatica considerata improbabile dal politologo statunitense. La “necessaria
scelta geopolitica” da parte russa auspicata da Brzezinski, cioè un legame
sempre più stretto con l’Europa transatlantica, risulta oggi evidentemente
sconfessata. E’ all’interno del deterioramento del quadro politico globale per
gli Stati Uniti che, secondo Boron, si devono considerare i cambiamenti di
calcolo geopolitico da parte degli «strateghi dell’impero», compreso il
‘disgelo’ con Cuba portato avanti mentre si inaspriscono le sanzioni contro il
Venezuela bolivariano.
L’analista
di politica internazionale Pepe Escobar, in un articolo del 16 dicembre sulla
“Nuova via della seta della Cina” ha posto al centro della sua riflessione lo
spostamento verso Est degli equilibri globali:
Now, mix the Silk Road strategy with heightened cooperation among the BRICS
countries (Brazil, Russia, India, China and South Africa), with accelerated
cooperation among the members of the Shanghai Cooperation Organization (SCO),
with a more influential Chinese role over the 120-member Non-Aligned Movement
(NAM)—no wonder there’s the perception across the Global South that, while the
United States remains embroiled in its endless wars, the world is defecting to
the East. [11]
In questa direzione si muovono gli equilibri globali ed è in tale contesto che
si colloca la Russia del XXI secolo. Le ragioni della pace e della pacifica
convivenza tra nazioni e popoli sono oggi messe in discussione dalle politiche
aggressive degli Stati Uniti e della NATO, spalleggiati dall’Unione Europea. Il
mutamento degli equilibri globali in favore delle potenze emergenti e il
progressivo configurarsi di un assetto multipolare forniscono nuove prospettive
anche per il popoli del Sud. Di fronte a tale mutamento, l’Occidente guidato
dalla «nazione indispensabile» è spinto, come scrive Losurdo, a un «concitato
attivismo geopolitico e militare» [12]. E’ in tale contesto che devono muoversi
i comunisti e la sinistra per fare fronte al pericolo di una escalation
militare nel cuore dell’Europa.
Note
[1] Dinucci Manlio, La vera posta in gioco nella crisi ucraina, in “MarxVentuno”, 1-2 2014 anno XXII, pp. 7-12.
[2] http://www.huffingtonpost.it/marco-ferraro/tsipras-kammenos-e-il-ris_b_6559260.html
[3] Canfora Luciano, La democrazia. Storia di un’ideologia, Bari, Laterza, 2004, pp. 11-30.
[5] Losurdo Domenico, La lotta di classe. Una storia politica e filosofica, Bari, Laterza, 2013, p. 267.
[6] Losurdo Domenico, La sinistra assente. Crisi, società, spettacolo, guerra, Roma, Carocci editore, 2014, p. 125.
[7] Brzezinski Zbigniew, La Grande Scacchiera, Milano, Longanesi & C, 1998, pp. 153-154.
[8]Ivi, pp. 157-158.
[9] Ivi., pp. 160-161.
[10] http://www.atilioboron.com.ar/2014/12/cuba-y-estados-unidos-ni-un-tantico-asi.html
[11] http://www.thenation.com/article/193001/chinas-new-silk-road#
[12] Losurdo D., La sinistra assente, cit., p. 278.
=== 4 ===
http://www.marx21.it/internazionale/area-ex-urss/25183-le-radici-della-guerra-in-ucraina.html
Le radici della guerra in Ucraina
20 Febbraio 2015
di Albano
Nunes | da www.avante.pt
Traduzione di Marx21.it
La scalata dello scontro di USA-UE-NATO con la Russia racchiude enormi
pericoli per la pace in Europa e nel mondo. I frenetici movimenti diplomatici
che hanno portato Merkel e Hollande a Kiev, a Mosca e a Washington (solo
Merkel) e a un nuovo vertice a Minsk di Germania, Francia, Ucraina e Russia,
dimostrano che la situazione è realmente molto seria. La cessazione del fuoco
concordata per il Sud-est dell'Ucraina avviene in un quadro in cui
l'installazione del sistema anti-missili degli USA, la moltiplicazione delle
basi militari nella regione e l'azione criminale delle brigate naziste armate
dagli USA, si aggiungono alle decisioni della NATO di triplicare gli effettivi
della sua “Brigata di Intervento Rapido” e del Congresso degli Stati Uniti
sulla fornitura al governo golpista di armamneto “letale”, che rappresentano
autentici preparativi alla guerra.
La Russia di oggi è un paese capitalista. Che nessuno si aspetti dal suo
governo una politica estera conseguentemente antimperialista. Ma è un'evidenza
che Putin non è Eltsin, che il governo russo non può non tenere conto della
forza di un popolo che nei primi tempi della Rivoluzione d'Ottobre e nella
“Grande Guerra Patriottica” ha respinto e sconfitto eroicamente l'aggressione
straniera salvando l'umanità dalla barbarie nazi-fascista.
Caratterizzare
il dramma dell'Ucraina e la pericolosissima scalata della tensione con la
Russia come semplice espressione di “contraddizioni inter-imperialiste”, è un
errore che ignora che le radici della guerra sono fondamentalmente interne alla
società ucraina, un errore che rischia di facilitare gli obiettivi
dell'imperialismo.
Per comprendere la situazione è necessario avere presente due dinamiche. Una
che ha inizio nel novembre 2013, con il rifiuto dell'Ucraina di firmare
l'accordo di associazione con l'Unione Europea. A partire da allora si è
sviluppata un'inarrestabile scalata di ingerenze esterne e sovversione, la
riabilitazione e l'appoggio a forze fasciste e la persecuzione dei comunisti,
l'imposizione a Kiev di un governo fantoccio al servizio delle grandi potenze
imperialiste, la brutale repressione nel Sud-est del paese del generalizzato
rifiuto popolare del governo golpista che ha provocato migliaia di vittime, un
drammatico flusso di sfollati e rifugiati, e crimini terroristi come l'assalto
del 2 maggio alla Casa dei Sindacati di Odessa. L'altro aspetto è la corsa
dell'imperialismo verso Est in conseguenza della disgregazione dell'URSS e
delle sconfitte del socialismo, corsa in cui UE, NATO e USA cooperano (e
rivaleggiano) per sradicare completamente tutto ciò che decenni di socialismo
avevano conquistato, distruggere il potenziale economico e e impossessarsi dei
mercati di questi paesi, far avanzare i dispositivi della NATO fino alle frontiere
della Russia la cui potenza economica e militare, in particolare nucleare, gli
USA cercano con tutti i mezzi di distruggere. Dall'annessione della RDT alla
distruzione della Jugoslavia, eventi in cui la Germania è stata il principale
protagonista, è stato fatto di tutto per rimuovere qualsiasi resistenza.
L'Ucraina ne è il più recente esempio.
E' qui che si trovano le radici di un focolaio di guerra tanto più pericoloso
in quanto si sviluppa nel quadro della più profonda e prolungata crisi capitalista
e in cui è visibile la tentazione dei settori più reazionari e aggressivi del
grande capitale di ricorrere al fascismo e alla guerra per dirimere le proprie
contraddizioni e, a costo di colossali distruzioni materiali e umane,
restaurare le condizioni della riproduzione del capitale come era accaduto con
la 2° Guerra Mondiale il cui 70° anniversario della sua fine celebreremo
quest'anno. Combattendo il fascismo, l'imperialismo e la guerra. Unendo le
forze per la pace.
=== 5 ===
http://contropiano.org/documenti/item/29244-il-vostro-futuro-e-una-nuova-norimberga
Il vostro futuro è una nuova Norimberga
Nico Macce*, 19 Febbraio 2015
Un anno è passato dalla
caduta del governo Yanukovich in Ucraina, da Euromaidan. Da quella che tutti i
media occidentali avevano annunciato come la seconda rivoluzione arancione per
la democrazia.
Un anno denso di atrocità in quei luoghi e infarcito di menzogne e censure da
parte dei principali media nostrani.
Non è mia intenzione ripercorrere le tappe di questa vicenda. Ci sono siti e
blog che sono già molto esaustivi. Piuttosto ritengo importante inquadrare
questa sporca e irresponsabile guerra creata dai poli imperialisti USA e UE
dell’Alleanza Atlantica, in un disegno più ampio che si va formando in Europa e
più in generale a livello internazionale.
Se menzionerò qualche dato è per i più pigri, che non hanno voglia di andarsi a
documentare, ma che rischiano così di non avere la dimensione reale di quello
che ritengo essere il rischio più grande di guerra su vasta scala che il
pianeta stia correndo dalla seconda guerra mondiale ad oggi.
Il golpe.
Quando l’anno scorso gli USA hanno attuato il golpe di piazza Maidan in
Ucraina, con la complicità attiva dei paesi NATO e dell’UE, lo scopo era quello
di iniziare l’attacco alla Russia estendendo il controllo NATO fino ai confini
russi e mettendo in crisi il governo di Putin con lo scopo di rovesciarlo.
È stato così abbattuto un governo che, per quanto corrotto e dominato da
oligarchi regionali, era stato regolarmente eletto dai cittadini di quel paese.
Mentre i nostri media decantavano le folle di rivoltosi a piazza Maidan,
ergendola a simbolo di una sorta di rivoluzione democratica e civile, ciò che
stava accadendo, in realtà, di civile non aveva nulla.
I media occidentali riprendevano giovinette con mazzi di fiori e poliziotti
schierati a difesa del palazzo, mentre in quella piazza entravano in scena veri
e propri gruppi paramilitari nazisti. Le tv di altri paesi hanno mostrato una
violenza inaudita da parte di questi manifestanti: bombe di fuoco sulla
polizia, colpi di arma da fuoco, tutte pratiche di guerriglia che se messe in
opera da manifestanti a Roma o a Berlino, avrebbero legittimato le repressioni
più sanguinose da parte dei paesi “democratici e civili”.
Sopra i tetti di alcuni palazzi dei cecchini sparavano un po’ agli uni e un po’
agli altri. Chi li ha organizzati? Successivamente sarebbero emerse le vere
responsabilità, meno che ovviamente per le opinioni pubbliche occidentali. Oggi
è evidente che la cosa fu organizzata dai servizi di intelligence statunitensi
e dei suoi alleati.
Così è stato realizzato un golpe contro un governo debole e divenuto
impopolare, ma che poteva benissimo essere in discussione con regolari e
democratiche elezioni. Qualcuno però mirava a ben altro.
L’avvento di un vero e
proprio stato nazista in Ucraina.
USA-NATO-UE si sono serviti di gruppi paramilitari nazisti, regolarizzati poi
in forze militari come il Battaglione Azov, nel momento in cui il sud est
dell’Ucraina a prevalenza russofona si è ribellato al golpe.
Per mesi e mesi i media occidentali hanno filmato fiori per i “martiri” a
piazza Maidan, decantandoci le qualità democratiche del nuovo “governo
popolare”. In realtà per il 40% della popolazione ucraina, quella russofona,
iniziava un incubo: il russo veniva abolito come lingua nazionale. I golpisti
riportavano sul trono della storia ucraina il peggior collaborazionista dei
nazisti nella seconda guerra mondiale: Stepan Bandera. Iniziavano i pogrom
contro le opposizioni, il partito comunista in particolare.
Pensate forse che da Washington e dalle cancellerie europee si siano levate
voci critiche, quanto meno per riportare su un piano più civile il colpo di
mano, comunque fascista a prescindere dai metodi?
Neanche per idea. Sin dall’idea iniziale il progetto era di puro terrore per
creare nel paese quelle condizioni che avrebbero potuto portare a una reazione
della Russia.
Le ragioni del referendum popolare della Crimea per tornare (e sottolineo
tornare) nella Russia, così come le ragioni della ribellione nella Novorossia
vanno lette in questo contesto. Per queste popolazioni russofone, per milioni
di cittadini antifascisti, o comunque non fascisti, Euromaidan è stato molto
peggio del nostro 8 settembre del 1943.
I fatti ci dicono che i pogrom e gli attacchi nazisti hanno portato, come
accennavo, la Crimea, regione ucraina che era russa prima di Kruchev, a un
referendum per essere annessa alla sua madre patria originaria.
Una risposta democratica e responsabile da parte di quella parte di popolazione
che potremmo definire società civile, di fronte alla furia reazionaria degli
squadroni paramilitari golpisti. Infatti, il referendum è stato condotto con
mezzi democratici, anche se USA e alleati non ne hanno riconosciuto il valore,
urlando all’annessione da parte di Mosca.
Le potenze occidentali non vedevano l’ora di iniziare con la seconda fase:
quella dell’escalation, un attacco in crescendo contro la Russia.
L’escalation contro la
Russia, le sanzioni, la guerra economica contro il rublo.
Inizia così la politica delle sanzioni. Col senno di poi si può sostenere che la
strage di Odessa, derubricata dai media embedded occidentali, come scontro tra
tifoserie, sia servita proprio per innescare una risposta da parte delle
opposizioni russofone.
Questa strage fatta da gruppi paramilitari nazisti alla Casa dei sindacati di Odessa
il 2 maggio di un anno fa, rappresenta uno dei peggiori episodi terroristici
avvenuto in Europa dal secondo dopoguerra a oggi, paragonabile agli eccidi
della guerra nella ex-Yugoslavia, voluta anche questa dagli USA del
“democratico” Clinton e dalle principali potenze NATO, sostenuta dal governo
D’Alema e spacciata per “missione umanitaria”.
Alla Casa dei sindacati, decine di persone vennero bruciate vive con un attacco
incendiario che ha mandò a fuoco l’edificio. Chi cercava di salvarsi buttandosi
all’esterno, veniva finito senza pietà con ogni mezzo, arma taglio o da fuoco,
mazze. Sterminio che è proseguito all’interno sui superstiti.
Nel sito del Corriere della Sera si leggeva: “Trentotto persone sono morte in
un incendio scoppiato nella città ucraina di Odessa e legato ai disordini tra
manifestanti filo russi e sostenitori del governo di Kiev“. Una formulazione
che sembra costruita ad hoc per non lasciare intendere ai lettori che il rogo
fosse doloso, né far capire chi fossero gli aggressori e chi le vittime.
Ma molto peggio faceva l’Unità (di cui non si sente certo la mancanza),
imputando addirittura la responsabilità dell’incendio alle vittime: “Un numero
consistente di persone ha perso la vita nell’incendio della sede dei sindacati,
messa a fuoco dai separatisti filorussi“.
(citati dall’Huffington
Post)
Di questa vicenda il governo di Kiev non ha mai reso conto.
Questo crimine, così come i pogrom e il regime di terrore nazista in tutto il
paese è stato occultato dai media occidentali alle proprie pubbliche opinioni.
Una disinformazione che dall’altra parte riprendeva le veline di Kiev per
proseguire l’attacco alla Russia.
Questo è il contesto nel quale è iniziata la Resistenza nella Novorossia con la
creazione delle Repubbliche di Lugansk e di Donetsk.
Mentre con lo sviluppo di una legittima risposta armata nelle regioni a
prevalenza russofona, il territorio ucraino si riempiva di contractors
occidentali, Putin in realtà ha mantenuto una posizione di estremo equilibrio.
La partecipazione russa al conflitto ucraino è a tutt’oggi nella misura di
alcune migliaia di volontari dalla Russia, come logica risposta dei cittadini
di quel paese alla carneficina nei confronti del popolo fratello.
L’escalation per destabilizzare la Russia di Putin, si è servita di due tools
essenziali: le sanzioni, in un crescendo di settori e personalità politiche e
dell’economia russa colpite, e successivamente dell’attacco economico e
monetario mirato nei confronti del rublo (iniziato con l’operazione di
abbassamento del prezzo del greggio) con lo scopo di creare malcontento e
instabilità verso il governo di Putin.
Il resto è storia di queste settimane: una guerra nell’est Ucraina che sta
costando oltre 50 mila morti, in gran parte civili. Una responsabilità di una
gravità inaudita per l’Occidente, la Casa Bianca e i governi dell’Unione
Europea.
Aver dato il Nobel per la pace a Obama è come aver dato quello per la medicina
a Mengele.
Perché tutto questo?
Arriviamo al cuore della questione. Perché se c’è un’incongruenza in tutta
questa vicenda, è nell’atteggiamento dei paesi europei. Infatti, la cessazione
dei rapporti con la Russia ha chiuso di fatto lo sbocco per l’UE a un mercato
essenziale, le sanzioni hanno fatto perdere miliardi di euro all’Europa.
D’altra parte, questo clima di guerra che chiamarla fredda è un eufemismo, ha
costretto la Russia a rivolgere la sua strategia economica, finanziaria ed
energetica verso altre aree di mercato come la Cina, la Turchia, l’Iran e
l’India. Ma quel che è peggio, il conflitto ucraino ha reso concreta la
possibilità di una guerra dell’Alleanza Atlantica con la Russia, una grande
potenza nucleare e militare. Oltre questo: una terza guerra mondiale.
Ancora una volta i media sono i protagonisti di un’opera di falsificazione,
questa volta sulla pericolosa portata di questo conflitto, trattato come una
guerra regionale com’era stata quella nei Balcani. Un’operazione sulla
percezione stessa del reale pericolo verso le pubbliche opinioni.
È evidente come siano stati gli USA il principale attore di questa spinta a una
catastrofe bellica di dimensioni mondiali. Questa escalation è stata creata e
imposta ai suoi alleati, da chi oggi vede vacillare la sua egemonia in una
crisi di sistema di dimensioni planetarie, in una competizione globale sui
mercati, sul controllo delle risorse primarie, sulla supremazia del dollaro
messa in discussione da potenze emergenti come i BRICS.
Una scelta criminale che supera gli equilibri internazionali su cui s’è retta
una pace tra potenze basata sulla deterrenza nucleare, su una miriade di guerre
locali, per procura, sull’onda lunga di un keynesismo ormai tramontato e
persino oltre la fine del socialismo reale.
Questo è il passaggio che apre a scenari inquietanti.
L’attacco alla Russia come
strategia di contenimento dell’imperialismo europeo.
Alla crisi di egemonia gli USA rispondono portando due guerre. Infatti
all’Ucraina si affianca l’Isis, il califfato nero in piena espansione dal Medio
Oriente del triangolo Irak, Siria e Turchia al Nord Africa: una creatura dei
servizi di intelligence della Casa Bianca dei paesi NATO e delle
petromonarchie.
Due guerre: una nel continente suo alleato, il polo imperialista che poteva
dare problemi sui mercati e con la moneta. L’altra guerra, si sta meglio
delineando in questi giorni in Libia, con la creazione del califfato dell’Isis
a Sirte. Dunque, ancora l’Europa, con il suo fronte sud. Entrambi riguardano i
flussi energetici, gas e petrolio verso il vecchio continente. Curioso vero?
Ancora più curioso se apprendiamo che il 75% delle infrastrutture del gas in
Ucraina è stato acquistato da company statunitensi. Il che significa avere in
mano i rubinetti del gas.
Ce ne sarebbe abbastanza per chiedere conto di tutto questo all’alleato
d’oltreoceano. E invece no. Tutto tace fino a quando la guerra contro la Russia
diviene variante concreta del conflitto ucraino, ossia, quando due settimane fa
l’annuncio di Kerry: noi daremo le armi a Kiev, non fa volare i premier dei due
principali paesi europei, Germania e Francia (al netto di un soprammobile: la
Mogherini, che la dice lunga sulla debolezza della politica estera dell’UE) a
Mosca e a Kiev e poi a Minsk per portare a casa una tregua seppur fragile e
rimandare quello che non hanno facoltà di procrastinare all’infinito.
Ma perché questo atteggiamento subordinato dei partner europei?
Perché in questa farsa di democrazia occidentale, i governi dei paesi europei
sono dei servi organici a Washington. Ogni tanto ringhiano pretendendo a sé un
po’ di protagonismo come la Francia. Ma nel complesso accettano tutto, anche il
TTIP, il trattato di libero scambio tra UE e USA che legherà l’UE mani e piedi
alle multinazionali statunitensi. Sono un “dio minore” di oligarchi, di élite
capitaliste capaci dei peggiori massacri sociali contro le proprie classi
lavoratrici e popolari, ma incapaci di costruire una reale autonomia economica
e politica nei riguardi delle élite egemoni statunitensi.
Questa subordinazione ha trovato la sua massima espressione nella questione
ucraina, nell’accettare l’eventualità di un conflitto su vasta scala nel
proprio continente.
La guerra è già qui e ora.
Possiamo tranquillamente affermare che il golpe di un anno fa a Kiev ha rotto
un tabù durato oltre 60 anni: quello della deterrenza del terrore. Chi sta
conducendo questa pericolosissima partita sulla pelle di miliardi di persone e
del pianeta, ovviamente non ha messo in conto un conflitto termonucleare. Gli
apprendisti stregoni di questo gioco molto pericoloso hanno solo intenzione di
svuotare dall’interno il potere dei loro avversari, sperando di rovesciare chi
oggi siede al Cremlino esattamente come è stato fatto con Yanukovich. Ma
paradossalmente la loro aggressività dà più forza al nuovo zar di Mosca. Ciò
porterà i suoi avversari ad aggiungere di volta in volta un passo in più verso
la guerra. Fino al punto di non ritorno.
Oggi, se c’avete fatto caso, non si parla più di “missioni umanitarie”. La
guerra è una parola ben definita, accettata, persino esibita come possibilità
del tutto legittima. Un lessema quotidiano che rende del tutto nomale e
possibile questa eventualità.
Siamo già in un’era di barbarie.
Le future generazioni, se saranno uscite dalla realtà ribaltata dei nostri media,
dove le vittime sono carnefici e viceversa, considereranno questi governanti
alla stregua dei gerarchi nazisti che hanno condotto la comunità internazionale
alla seconda guerra mondiale.
Ma per una seconda Norimberga, se ci sarà ancora il genere umano, dovremo
pensare a ben altro che a un cambio di governo.
Questi stati criminali, queste classi dirigenti di nani irresponsabili che
giocano in borsa come nei vari teatri del conflitto, vanno abbattuti con la più
ferma mobilitazione popolare.
Da carmillaonline.com
* Nico Macce è un attivista di Ross@ Bologna
__._,_.___